Principali Mostre di pittura 2015 (gennaio - agosto)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agosto 2015 – Mostra  di Pittura “GLOBAL VILLAGE, Il mondo come villaggio globale”.

Venezia  presso sala espositiva l’Officina delle zattere.

Evento concomitante alla 56^ Biennale di Venezia.

(Curatela: Dott.ssa Viviana Vannucci)

 

Durata: dal 19 Agosto al   30 Agosto  2015

 

 

 

COMUNICATO STAMPA (stralcio)

 

LUCIANO COSTANTINI

 

 

GLOBAL VILLAGE

 

Oggetto: Mostra di pittura collettiva

Luogo: Venezia

Organizzazione: LUXARTE

Sito web: www.luxarte.it

Inaugurazione: 19 agosto  2015

Durata della mostra: 19/30 agosto 2015

 

 

Curatore mostra : Viviana Vannucci

Contributi critici mostra: Massimo Rossi Ruben

 

 

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rassegna stampa

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In linea con la tematica  ufficiale della Biennale, dal titolo “Mondi”, Global Village è una mostra dal taglio internazionale, dove ogni artista si fa interprete della sua visione del mondo come un villaggio globale, trasformando lo spazio espositivo in una sorta di rappresentazione planetaria priva di frontiere, distanze, conflitti politici e territoriali e discriminazioni razziali. L’intento, cioè, è quello che ogni opera esposta offra uno spunto o una metafora dell’idea di globalizzazione terrestre incentivata dai canali di comunicazione mediatica e dal sogno di unificazione mondiale. Questa iniziativa nasce dalla volontà di mettere a confronto i maestri italiani con quelli stranieri in una sorta d’incontro internazionale dove gli artisti comunicano attraverso il linguaggio dell’arte facendosi interpreti di questa tematica a seconda della propria cifra stilistica.
All’iniziativa hanno contribuito soggetti differenti, sia privati che istituzionali, come la Galleria Toro Arte Contemporanea, la Sallustiana Art Today, il Sindacato FUIS, l’Associazione nèa Polis Roma, i Comuni di Gerocarne, Sessa Aurunca e di Terni.

Mercoledì 19 agosto alle 18,00 al vernissage saranno presenti le telecamere di Orlando tv per una puntata speciale esclusivamente dedicata alla mostra Global Village con ospiti d’eccezione, come Francesco Paoloantoni e Giobbe Covatta. Nella stessa occasione ci sarà la presentazione del catalogo a cui interverranno  i critici Corrado Fratini e  Massimo Rossi Ruben.

Opere di: Evita Andujar, Mario Bagordo, Claudio Burei, Luigi B. Greogrio, Santo Cagliotti, Francesco Cecere, Luciano Costantini,Raf Croce, Francesco Paolo Delle Noci, Bella Dora, Haidy Fosli, Patricia Glauser, Martino Giorno, Marco Lodola, Uttam Kumar Karkamer, Dagmar Jihlavcona, Ruben Dario Martinez, Isabella Monari, Eugenio Morganti, Tania Peli, Giacomo Ponzi, Vito Rotolo, Massimo Zavoli.
Collaboratori: Francesco Toro, Claudia Grasso, Francesca Triticucci, Alessandro Orlando, Massimo Ross Ruben, Corrado Fratini
Global Village è un progetto espositivo organizzato dalla Luxarte srl, concomitante alla Biennale d’Arte di Venezia 2015

Info utili
Vernice: mercoledì 19 agosto ore 18.00
Orari di apertura: dal 19 agosto al 30 agosto,
martedì-domenica, dalle 10.00 alle 18.00
Ingresso libero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le opere in esposizione

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La camicia dell'Artista
Foresta Urbana

 

 

 

 

 


Contributo critico 

 

 

 

 

La Pop Art in Italia
La fluida situazione attuale
 
La Pop Art – si è detto – è un’arte concettuale: i dipinti diventano cose, le cose diventano dipinti.  Nella pubblicazione America discovered, edita da Arturo Schwarz a Milano, Billy Kluver definì gli artisti Pop “factualists”. Descrisse, egli, gli anni Sessanta nel loro complesso come un’epoca dominata dalla fede dei fatti, che tendeva a sdoganare oggetti, condizioni e sentimenti – ovvero “cose” in sostanza non necessariamente corporee o concrete - come fatti (“Happiness is a fact”). Nella lingua parlata statunitense si afferma in quegli anni una formula significativa per ogni situazione problematica: “That’s a fact!”, per dire “è così!”. Tom Wesselmann rispose a Gene Swenson in un’intervista del 1964: “Tutta la pittura è fact!”, cosa che peraltro aveva detto anche Andy Warhol allo stesso intervistatore nel 1963. Anche Jasper Johns parla di alcuni suoi lavori come facts. In buona sostanza il concetto di factualists poteva sostituire quello di “artista Pop”. Ben pochi artisti di quel movimento potevano tuttavia identificarsi con l’idea della “materialità” e della “consistenza” come suggeriva il termine “factualist”. Un aspetto tuttavia essenziale che accomuna questi artisti è il loro atteggiamento ironico nei confronti dei fatti, cioè il loro modo di vedere i fatti stessi come ironici, legato al senso della realtà e a una capacità analitica e riflessiva. Sono proprio queste caratteristiche che spiegano la vasta risonanza che la Pop Art ebbe in Europa, e che si riflesse in esposizioni, rassegne tematiche, tendenze del mercato dell’arte, collezionismo pubblico e privato, pubblicazioni e dibattiti. La nuova spregiudicata tendenza della Pop Art, a infrangere le barriere tra arte e non-arte e a sostituire i tipici criteri intimisti dell’arte con altri orientati verso l’esterno, fu percepita come un’effettiva  grande sfida alla tradizione. Anche in Italia, dove il magma ribollente delle avanguardie aveva creato il substrato idoneo alla proliferazione di quelle  filiazioni contenutistiche (senso della realtà, attenzione ai fatti, concettualità, immediatezza, minimalismo astratto), gli artisti delle generazioni successive ci mostrano una capacità percettiva degli elementi passando a scandaglio le sole effettive emergenze, dando abbrivio ad un’arte sull’arte, lavorando sulle filosofie evolutive, sulle culture diverse – generalmente di massa – e sulla comunicazione. Così come nel 1960 l’evoluzione della Pop Art corrispose alla diffusione della televisione a colori negli Stati Uniti, le immagini computerizzate dei nostri giorni rappresentano un mezzo fondamentale  nella nostra comunicazione. Indipendentemente dal significato di questi collegamenti, una cosa è certa: la Pop Art vive ora una nuova attualità, un revival, anche in termine di fruizione. Nella cultura di massa si registra infatti un crescente successo del Neo-Pop, dell’arte c.d. povera (caratterizzata dal riciclo di elementi e cose provenienti da altri contesti e reimpiegati nell’arte), nella pubblicità (Art Advertising), negli slogan e nelle formule linguistiche che si riflettono inevitabilmente anche nel giornalismo. Un’escalation che fa pensare che tutto sia un ritorno: tutto allora diventa Pop, specie se proviene dalla cultura easy del riuso e se strizza ruffianamente l’occhio agli aspetti eco-sociologici.
 
È in questo alveo che si collocano i sette artisti Pop et similia selezionati da Viviana Vannucci per la rassegna all’Officina delle zattere; sette creativi – una Pop star, taluni lumina già storicizzati, taluni altri in corso di affermazione – che con la loro complessa e variegata produzione offrono la propria interpretazione del Pop sull’usta dei maestri che li hanno preceduti e che hanno fornito la loro risposta a quel movimento che può certo definirsi barricadiero dei costumi e delle tendenze in quell’irripetibile scorcio di secolo della resa al modernismo.  Va da sé che non si è trattato – per la scelta che è stata operata dai curatori dell’esposizione – di individuare lavori che in qualche modo potessero figurare come termini di confronto con le produzioni altre: le linee guida, in tal senso – che hanno avuto più peso e più pregnanza di un criterium – sono state l’incontrovertibile contiguità culturale degli autori con gli eponimi anglosassoni e statunitensi e la loro corretta assimilazione dei concetti nella ricerca dei lessici dell’arte, in relazione allo studio del sedime – che è poi il Global Village che dà il titolo alla manifestazione – delle neo-avanguardie e come prova dell’appartenenza al collettivo.    

(...)

 
Luciano Costantini, con “Foresta urbana”, bissa il plauso e il favore del pubblico di esperti e cultori di una recente personale dedicata alla produzione degli ultimi anni. È un’opera – quella selezionata per la mostra all’Officina delle Zattere – che ben rappresenta il percorso compiuto dall’artista dagli esordi di astrazione figurativa fino alle poetiche dell’informale. L’abiura con i lessici tradizionali e le sperimentazioni sulla scomposizione dell’immagine non hanno tuttavia modificato l’interesse dell’artista per la ricerca e l’utilizzo di applicazione e metodologie digitali, attraverso le quali egli rivisita in chiave Pop le griglie del costruttivismo di Mondrian e la scomposizione cubista, a favore dell’essenzialità della linea retta e delle figure geometriche compatte. Testimonianza emblematica del suo itinerario di artista mai discosto dal dibattito, sono le opere del ciclo “Daedalus Daedalei”, da cui è tratto il dipinto in mostra, connotato dalla vertigine del cromatismo della tavolozza di Rothko.
 
 (...)
 
Massimo Rossi Ruben
 
 
(Contributo critico Agosto 2015 , opere recenti, collettiva Global Village a Venezia , evento concomitante con la 56^ Biennale di Venezia)
 

 

 
 

Vernissage

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Viviana Vannucci e Alessandro Orlando al Vernissage
Enzo Iacchetti, Giobbe Covatta e Francesco Paolantoni al Vernissage
Le opere : La camicia dell'Artista e Foresta Urbana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giugno 2015 – Mostra personale di Pittura “ Deadalus Deadalei. Fuga dal labirinto. Luciano Costantini. Opere recenti “

Cava dè Tirreni (SA) presso sala espositiva del Museo MARTE – Mediatica Arte Eventi.

Evento parallelo alla mostra “Segni e colori dell’anima” MARC CHAGALL.

(Curatela: Dott. Augusto Ozzella, Dott.ssa Giuliana Sarno)

   

 

 

Durata: dal 13  al 28  Giugno 2015

 

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA (stralcio)

 

LUCIANO COSTANTINI

 

 

DEADALUS DEADALEI - FUGA DAL LABIRINTO

 

Oggetto: Mostra personale di Luciano Costantini (Pittura)

Luogo:  Sala espositiva Museo  MARTE , Cava dè Tirreni (SA)

Organizzazione : Museo MARTE 

Sito web:www.marte.it

Inaugurazione: 13 giugno 2015

Durata della mostra: 13/28 giugno 2015

Orario d’apertura:  16.00 -20.00 

 

Curatore mostra : Augusto Ozzella, Giuliana Sarno

Contributi critici mostra : Massimo Rossi Ruben

 

 

 

 

Contributo critico

 

 

 

 

 

L’ipotesi del reale
L’arte di Luciano Costantini

 
 
“[…] Cosa voglio esprimere con la mia opera?
Niente di diverso da quello che ogni artista cerca:
raggiungere l’armonia tramite l’equilibrio dei rapporti
fra linee, colori e superfici. Solo in modo più nitido e più definito.”
 
(P. Mondrian, Abbecedario, 1924)
 
La lettura della produzione pittorica recente di Luciano Costantini – per lo più orientata alla sperimentazione delle campiture cromatiche – gravita intorno a due nodi fondamentali: la griglia (esito felice della lezione di Piet Mondrian, mandata a memoria negli anni di formazione) e il derma ideativo, mutuato dal prodigio del digitale. Due elementi che introducono prospettive e ambizioni di progettualità in quell’emancipazione che è il cammino acclive di un artista.
 
Si tratta, dunque, di un ciclo – oggi parzialmente in rassegna al MARTE di Cava de’ Tirreni - che ben introduce e condensa la ricerca nella babele delle avanguardie e degli ismi del Novecento, decantata nella rarefazione del segno e nella vertigine di una tavolozza di lacche e droseracee.
 
Il risultato – come ebbi a commentare in un recente contributo  -  è uno sguardo a tutt’orizzonte sulle diverse alternative dell’arte nel XXI secolo, un’ascesa terapeutica sugli elevati del labirinto, sufficientemente in alto per scrutare gli indomabili attraversamenti delle rette, la fuga di Dedalo dalla propria ingannevole invenzione della bellezza.
 
Ma per Costantini le incursioni tra cardine e decumano si rivelano salvifiche, non costrizione tra i perimetri, dunque, ma espediente ed exitus per la propria intuizione di homo faber che stabilisce e alimenta quel rapporto dialettico con il magma della contemporaneità e i piani temporali delle avanguardie cui egli certamente ha tratto ispirazione.
 
Costantini, del resto, è un pittore attento al progresso delle tecnologie, che dagli ossimori dell’arte trae insegnamento per la propria ipotesi del reale, una facies ludica che controbilancia la serietà e la severità dei suoi intenti, combattendo le sovrapposizioni intimistiche fino a divenire uomo-artista libero, in volo con la sua riserva di ali, che sfida il formalismo e i canoni, certamente abusati, dell’arte.
 
Costantini, dunque, mette a profitto la formula estetica maturata negli anni di contemplazione dei Maestri del Novecento, rivelandosi “artista” sotto l’influsso segnico dei tempi, orientando progressivamente la personale ricerca sul costruttivismo attraverso il modulo iconico di Mondrian. Il tracciato si fa allora bidimensionale, ancorando quel ductus illustrativo dei fauves, di scomposizione ed essenzialità, nella sequenza serrata dei piani fino all’abbandono del dato naturale.
 
Sperimentazione di purissimo rigore e assimilazione tonale codificano, così, l’impianto della propria rêverie ipercromatica, esaltando quel rapporto imprescindibile tra il retaggio della pittura tradizionale e l’astrazione tel quel, nell’alveo febbrile della resa al modernismo.
 
Massimo Rossi Ruben  
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le opere esposte

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Allestimento

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Giuliana Sarno  Art promoter

Augusto Ozzella  Art promoter

 

Giuliana Sarno e Luciano Costantini

 

 

 

Rassegna stampa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vernissage

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Alcune pagine estratte dal LIBRO DEI VISITATORI

 

 

 

 

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