Ipse dixit

 

 

 

 

Parola d’artista

L'approccio dell'autore cambia in base al messaggio

 

Vivere nella contemporaneità comporta l'osservazione di ciò che compone il proprio spazio ed il proprio tempo, tanto più se esiste l'esigenza di documentarla; bisogna allora calarsi in essa e reperire tutti gli elementi necessari a comprenderla e a fagocitare il presente, con spietata coerenza.

 

Le mie opere, come tutti i lavori di autori viventi  o contemporanei del mio tempo, sono composte da due elementi: il messaggio e la tecnica. Nel mio caso il messaggio è strutturato e supportato da una sintesi di forme e colori. Oggi, del resto, siamo portati a razionalizzare tutto, ad incasellare ogni variabile in quei comparti che fatalmente ci condizionano; autocondizionandoci, quindi, per esercitare il nostro controllo su tutto. Il mio messaggio, quindi,  fotografa il circostante e quanto stiamo vivendo in questo preciso periodo storico.

 

Tutto ciò che facciamo è in definitiva una razionalizzazione della nostra volontà, nulla più che una sintesi dei nostri desideri. Ma la sintesi stessa può contenere un messaggio più ampio, con la propria progettualità, immediato e privo degli inganni del similoro, che ne vanificherebbero l'efficacia. Per fare sintesi, tuttavia, ci vuole studio, dedizione e soprattutto costanza; non sarà sufficiente armarsi di tavolozza e pennello e dipingere. È un metodo che non mi appartiene, che lascio ad altri artisti cui questo concetto è alieno.

 

Ma qual è in definitiva il messaggio? È il nostro dedalo quotidiano, il nostro atavico caos mentale, che tentiamo di contenere negli schemi (forme geometriche) che pure hanno una loro vita, un loro fremito continuo, come il riverbero di luce sulle onde. Quel fremito è la nostra mente, sempre in funzione, mai veramente sopita. L’uomo moderno, del resto, è ostaggio del caos e della lotta impari per trattenere nella nostra mente solo il razionale, in quella navicella che è l’elemento più irrazionale di noi stessi.

 

C’è poi la tecnica. Anch’essa rappresenta - per coerenza al messaggio - la realtà del contemporaneo. Mai si discosta, infatti, dall’attualità,  che è inevitabilmente dominata dalla tecnologia. Le mie opere, dunque, si nutrono di questa tecnologia, di questo fluido incontenibile che solo se non ci permea si riesce a gestire. È ciò che accade a me nel brivido della creazione, nel padroneggiare gli spazi e le prospettive, osservando la metamorfosi della materia e la nascita, infine, dell'opera.

 

La mia arte, specie quella che esprimo in quest’ultimo ciclo in rassegna, si compone di progettualità – nell’ideazione del bozzetto - e di elaborazione, nella fase di stampa a getto d'inchiostro, intervenendo sul supporto con stratificazioni materiche di acrilici, poi integrate da altre stesure con tecniche tradizionali. In questo caso la tecnica diviene anche messaggio, perché calata nella contemporaneità dell’ instrumentum.

 

Le mie opere non esaltano l’estetica che trasmette la tecnica, né sono orientate a fornire il messaggio estetico. Osserviamo un ritratto di qualità, del quale apprezziamo capacità di resa, estro e ispirazione d’artista. Il pubblico dei fruitori risponde con ovvio plauso, in quanto osserva sia l’estetica del bel volto che la bella tecnica. Anche se quel volto non trasmette messaggi diversi dall’espressione della posa, piace al pubblico perché esso imprigiona l’istantanea di uno stato d’animo, pur nella brevità del momento.

 

Quando invece parliamo di tematiche e stili pittorici diversi – di astrazione, ad esempio, avulsa dal dato figurativo - non sarà sufficiente – per comprenderne l’estetica - quel tipo di pittura (costituita da capacità di resa, estro e ispirazione d’artista). Occorre altro. Occorre investigare l’architettura del pensiero retrostante, che si situa nella fase ideativa dell’opera. Perché diverso è il messaggio dell’artista.

 

Non sta a me giudicare quale dei due messaggi sia più importante, ma certo è che  diverso è l'approccio progettuale ed esecutivo dell'opera.

 

Per chiarire il concetto, pensiamo a due figure monumentali della musica moderna internazionale, John Lennon e Frank Zappa. Si tratta di personalità agli antipodi: Lennon, con il proprio vastissimo pubblico di estimatori, ha lavorato sull'emozione e sull’emotività sentimentale, elementi che attecchiscono maggiormente sulle folle e ritenuti – in ragione di ciò - “popolari”, ovvero di maggior risonanza; Zappa è stato invece un artista in qualche modo “di nicchia”, per un pubblico di estimatori e di cultori di un genere musicale non propriamente “pop”, con minor seguito e – quindi - di minor risonanza. Il  messaggio di Zappa è dunque diverso, perché forse più complesso; comunque “differente” da quello di Lennon. I due artisti sono tuttavia stati magistrali nei rispettivi messaggi. Nessun messaggio era migliore dell'altro, erano solamente diversi uno dall’altro.

Diverso, dunque, è il messaggio, diverso è l’approccio dell'autore.

 

Luciano Costantini

 

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